Introduzione

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Francesco Cacciatore

Nell’ottobre del 2020 la direzione dell’Associazione Culturale Mubat mi propose di contribuire alla creazione di una rivista, a carattere prettamente divulgativo, che si occupasse delle tematiche principali a cui fa riferimento il lavoro dell’Associazione: lo sbarco a Salerno del 1943 e la successiva presenza degli Alleati nel territorio della Campania. L’idea era certamente interessante, ma mi diede l’ispirazione per fare qualcosa di più. Mi accorsi che in Italia non esistevano riviste scientifiche dedicate prettamente alla storia della Seconda guerra mondiale e, di conseguenza, al tema dell’occupazione. Si presentava così ai miei occhi un’opportunità preziosa non solo per colmare questo vuoto, ma anche per allargare la prospettiva degli interessi storico-scientifici dell’Associazione e delle sue attività.

L’occupazione del territorio nazionale durante la Seconda guerra mondiale, infatti, oltre a essere banalmente un momento fondamentale della storia del paese, ebbe ramificazioni importanti per lo sviluppo dell’assetto del mondo post-bellico. Il tema ha trovato fortune altalenanti nella storiografia nazionale, che ha preferito concentrarsi su alcuni aspetti specifici e ha, inevitabilmente, subito l’influsso della delicata situazione politica nazionale e internazionale del dopoguerra. Il primo momento di rottura è costituito dal fondamentale testo di David Ellwood L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia 1943-1946, pubblicato in Italia nel 1977 e seguito nel 1985 da Italy 1943-1945. Ellwood, eccezionale interprete del passaggio tra occupazione e ricostruzione e dei rapporti dell’Italia con gli alleati occidentali, ha aderito al progetto Occupied Italycon entusiasmo, insieme ad altri storici che hanno indagato con grande efficacia queste stesse tematiche, quali Leopoldo Nuti, Claudia Baldoli e Filippo Focardi e Matthew Evangelista, che formano un comitato scientifico di massimo spessore. Nonostante queste produzioni storiografiche di grande validità, ancora oggi, il termine “occupazione” è considerato però controverso e sensibile, come testimoniano alcune rimostranze ricevute al momento di scegliere il nome della rivista. Nonostante ciò, si è deciso di mantenerlo proprio per la sua forza e la capacità di influenzare l’immmaginario collettivo, un altro campo che la rivista si propone di esplorare.

 L’obiettivo principale resta quello di affrontare apertamente le controversie con gli strumenti propri della metodologia scientifica rigorosa, offrendo allo stesso tempo un palcoscenico per ricerche originali ed innovative, con un approccio marcatamente multidisciplinare che includa la storia militare, economica, politica, ma anche agli aspetti più squisitamente culturali e sociologici del periodo. Questo approccio si rispecchia nella struttura della rivista. Oltre al corpo principale (“focus”), le varie sezioni serviranno ad evidenziare aspetti diversi del tema dell’occupazione e diversi approcci disciplinari: “immaginari” si concentrerà sull’aspetto culturale e mediatico, “protagonisti” su quello biografico, “memorie” sulla memoria storica nelle sue testimonianze fisiche (luoghi, monumenti) e culturali. Infine, la sezione “discussioni” lascerà spazio al dibattito di natura storiografica. Il tema della multidisciplinareità rimanda anche ad alcune categorie tematiche importanti che costituiscono le fondamenta della rivista Occupied Italy e che si possono così sintetizzare: guerra convenzionale; guerra civile; transizione democratica; ricostruzione; rapporto con la memoria storica.

La guerra convenzionale si inserisce nell’area della storia militare che, per quanto possa sembrare una componente scontata della Seconda guerra mondiale, gode in realtà di attenzione limitata in ambito accademico per la sua eccessiva specializzazione e tendenza a ripiegare sull’aspetto tecnico delle operazioni militari. L’obiettivo della rivista, in questo settore, è quello di porre sotto i riflettori interpretazioni di storia militare più variegate e accessibili ai non specialisti. In questo senso, Occupied Italy si propone di sottolineare l’importanza della campagna d’Italia come primo atto dell’assalto alla “fortezza Europa” da parte degli Alleati.

La categoria della guerra civile racchiude in sé uno dei principali dibattiti della storiografia italiana di età repubblicana, quello sulla Resistenza. Negli ultimi decenni, la discussione si è allontanata dalla dimensione fortemente politicizzata che l’aveva caratterizzata dalle origini per favorire un approccio multilaterale al tema, che non a caso di preferisce ora indicare col termine di “Resistenze”, al plurale. Inserendosi in questo solco, Occupied Italy vuole proporre ricerche che indaghino aspetti meno noti dei fenomeni partigiani e di resistenza nell’Italia occupata, o che forniscano nuovi spunti interpretativi per quelli più conosciuti.

La transizione democratica, invece, racchiude in sé il valore diacronico più significativo tra tutte le categorie. Interrogarsi sulla rilevanza contemporanea degli eventi storici può far storicere il naso ad alcuni addetti ai lavori. A questo proposito voglio però ricordare le parole di Benedetto Croce in Teoria e storia della storiografia: “solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato”. Gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, dunque, fuoriescono dal solco della storia militare in quanto essi sono indissolubilmente legati alla fine dei totalitarismi in Europa occidentale e alla transizione verso le forme di democrazia che caratterizzano le nostre società contemporanee. La campagna d’Italia, in quanto primo attacco diretto a un regime totalitario nel suo territorio nazionale, fu quindi un importante laboratorio per riflettere su questa transizione e le modalità con cui attuarla.

La categoria della ricostruzione si pone in perfetta continuità con questa riflessione. L’Italia fu anche in questo senso un grande laboratorio negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto (e per questo motivo la portata cronologica della rivista si estende oltre il 1945). Su questo punto, Occupied Italy si propone di dare priorità a ricerche che collochino le vicende italiane con decisione nel contesto internazionale dei primi anni della Guerra Fredda, in linea con le recenti interpretazioni che hanno sottolineato l’importanza del paese nello sviluppo, da parte degli Stati Uniti, di una strategia politica d’interventismo su scala globale. 

Il primo numero di Occupied Italy offre una panoramica di queste categorie tramite una serie di contributi da parte di studiosi italiani e internazionali, valutati tramite il processo di double blind peer review, come sarà prassi della rivista che aspira a raggiungere prima possibile la qualifica di rivista scientifica.

In apertura Matthew Evangelista, membro del comitato scientifico, ha deciso generosamente di offrire un contributo speciale a questo primo numero, basato sul suo ancora inedito libro sui bombardamenti degli Alleati contro l’Italia. Un tema quantomai controverso, che l’autore affronta con estrema efficacia ed originalità, affiancando alle fonti diplomatiche e governative quelle letterarie, con lo scopo di ricostruire l’attitudine degli anglo-americani nei confronti della popolazione italiana, in particolare le vittime civili dei bombardamenti. Ad emergere è l’ambiguità morale come cifra distintiva non solo delle scelte dei comandi militari, ma delle attitutidini dei singoli soldati, in particolare i piloti dei bombardieri.

Segue un altro contributo estremamente originale ad opera di Carson Teuscher, che apre una finestra sulla quasi del tutto sconosciuta storia del corpo di spedizione brasiliano in Italia, l’unica formazione di soldati sudamericani a partecipare direttamente a operazioni militari contro le forze dell’Asse durante la guerra. Nicola Cacciatore riporta poi l’obiettivo sull’occupazione militare, esaminando il caso di Padova e delle tensioni scoppiate tra la popolazione e le truppe britanniche nel dicembre del 1946, in seguito a un incidente stradale che portò a scontri e rivolte. Segue Kimber Quinney, che si è approcciata al tema delle politiche di occupazione concentrandosi su un aspetto inedito, il ruolo e l’influenza degli italo-americani visti tramite l’operato di Charles Poletti, commissario regionale dell’Allied Military Government dal 1943 al 1945. Chiude la sezione “focus” Gian Lorenzo Zichi, che sposta nuovamente l’obiettivo proponendo un’analisi delle politiche sanitarie che furono, secondo l’autore, una delle preoccupazioni principali per l’amministrazione alleata nei territori italiani. Il caso di studio presentato è la lotta alla malaria in Sardegna tramite il “Sardinian Project”, che nel giro di tre anni riuscì a debellare la malattia dall’isola. La sezione “immaginari” vanta poi un contributo di Cosimo Tassinari incentrato sul territorio italiano che fu soggetto per il tempo più lungo all’amministrazione alleata: quello di Trieste. Tramite l’analisi di documentari e cinegiornali, l’autore ha indagato la costruzione di una memoria storica condivisa tramite ciò che ha definito “un processo selettivo e parziale del racconto storico”. Chiude il fascicolo la sezione “protagonisti” con ben due contributi. Fabio Ecca ripercorre le vicende di Giuseppe Dosi, vice questore noto per il suo coinvolgimento nel caso Girolimoni in epoca fascista e per la sua futura carriera nell’INTERPOL, ma la cui attività negli anni della Seconda guerra mondiale era rimasta finora inesplorata. Infine, Juan de Lara Vázquez ha ricostruito le vicende biografiche di Rutilio Sermonti come chiave di lettura per comprendere gli sviluppi ideologici del neofascismo nei primi anni del dopoguerra.

Nel chiudere questa breve introduzione, ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del progetto Occupied Italy, riuscendo a trasformare una semplice idea in un esperimento concreto che ha portato alla realizzazione della rivista che state leggendo, e che sono certo si affermerà come componente valido del panorama scientifico in ambito storico, ma non solo. La mia gratitudine va a Carlo Bruno, presidente dell’Associazione Mubat, per aver creduto nel progetto, ad Antonella Pagliarulo per aver accettato il ruolo di direttrice responsabile, ma soprattutto alle colleghe di redazione per il loro instancabile e prezioso lavoro: Mariangela Palmieri, Mariamichela Landi, Nemola Zecca, Giulia Clarizia e Sarah Lias-Ceide. Un ringraziamento va anche ai membri del comitato scientifico per aver deciso di condividere la propra esperienza e il proprio prestigio con una redazione fatta di studiosi giovanissimi, oltre ovviamente agli autori dei contributi per aver scelto Occupied Italy come piattaforma dove presentare le proprie ricerche. La nostra speranza è che il dialogo tra diverse discipline e prospettive qui presentato possa apportare un contributo significativo e duraturo agli studi su questo periodo così denso di conseguenze a lungo termine, la cui importanza ai fini della ricerca storica deve essere preservata nonostante il passare del tempo e delle generazioni.

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